giovedì 1 gennaio 2026

Molle e Sospensioni: Guida a Spring Rate e Wheel Rate

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 Molle e Sospensioni: tra "Ferri da Stiro" e aderenza reale. Tutto quello che devi sapere su Spring e Wheel Rate

Dopo aver parlato dei sistemi elastici nelle loro diverse declinazioni, oggi ci dedichiamo all’elemento elastico per eccellenza, le molle.

Se bazzicate i circuiti o i forum di assetto da un po’, avrete sicuramente sentito la solita massima: "Più è rigida, più va forte". È il mito del "ferro da stiro": quella macchina piatta, nervosa, che non rolla neanche a pagarla. Molti piloti alle prime armi (e ammettiamolo, anche qualcuno con più esperienza che arriva dai kart) adorano questa sensazione. Ma la fisica, purtroppo per loro, non legge i forum.

In questo articolo facciamo chiarezza su cosa significhi davvero "settare" le molle, perché il troppo stroppia e come la matematica della sospensione trasforma una semplice molla elicoidale in quello che la tua gomma sente davvero a terra.

Il mito del "Ferro da Stiro": rigidità vs aderenza

Partiamo da un fatto: il 99% dei debuttanti vuole una macchina di marmo. Perché? Perché una vettura che non rolla dà una sensazione immediata di reattività. Ti permette di osare di più, di sentire il limite... finché il limite non ti morde.

Il problema delle molle estremamente rigide è che trasformano la vettura in un go-kart gigante. Se la pista è un biliardo, tutto bene. Ma basta un sassolino, una cunetta o un cordolo preso con troppa foga e la vettura inizia a saltellare allegramente. Quando la ruota perde carico, anche solo per pochi centesimi di secondo, perdi grip. E se perdi grip mentre sei al limite, la fisica ti presenta il conto sotto forma di testacoda o peggio di uscita di strada.

Dall'altra parte, molle troppo morbide (pensate alla mitica Citroën 2CV) garantiscono che la ruota "copi" perfettamente il terreno, ma creano trasferimenti di carico lenti e rollio eccessivo, rendendo le manovre rapide (come una chicane) un incubo di instabilità. La virtù, come sempre, sta nel mezzo: una vettura che "copia" la strada, convive con un leggero rollio, ma non molla mai la presa.

Spring Rate vs Wheel Rate: la matematica che conta

Qui casca l'asino. Molti comprano una molla basandosi solo sulla sua taratura stampata sopra. Ma quello che conta non è quanto è dura la molla in mano vostra (Spring Rate), ma quanto carico serve per alzare la ruota una volta montata (Wheel Rate).

Cos'è lo Spring Rate?

È la forza necessaria per flettere la molla di una certa lunghezza. Si esprime solitamente in kg/cm o N/m. È una caratteristica intrinseca del pezzo d'acciaio che avete comprato.

Cos'è il Wheel Rate (WR)?

È la rigidezza "effettiva" alla ruota. Salvo rari casi (come le sospensioni McPherson dove la molla agisce quasi direttamente sull'asse della ruota), la molla è montata su un braccio di leva. Se la ruota agisce su un braccio lungo e la molla su uno corto, la molla "sentirà" molta più forza di quella che effettivamente oppone alla ruota.

La formula per ricavare il Wheel Rate è fondamentale:

Calcolo del valore del Wheel Rate
 

Dove a e b sono le distanze dei bracci di leva (dal fulcro al punto di attacco della molla e della ruota). Ricordate: il rapporto di leva interviene al quadrato. Questo significa che piccoli spostamenti del punto di attacco della molla sulla sospensione cambiano radicalmente il comportamento dell'auto.

Schema tecnico rapporto di leva sospensioni
Rapporto del leveraggio della sospensione


Il "Rising Rate": quando la progressione è tutto

In un mondo ideale, più la molla si comprime, più vorremmo che diventasse dura per evitare di raggiungere il "fine corsa" e la conseguente perdita di capacità ammortizzante della sospensione oppure per gestire carichi aerodinamici crescenti per effetto di appendici aerodinamiche o effetto suolo nelle auto da corsa. Questo si chiama Rising Rate (o taratura progressiva).

Come si ottiene?

  1. Molle Progressive: costruite con spire a spaziatura variabile o diametro del filo decrescente. Quando la molla si schiaccia, le spire più vicine entrano in contatto e "smettono di lavorare", rendendo la molla rimanente molto più rigida.
  2. Cinematismi (Push-rod e Pull-rod): Nelle vetture Formula o nei prototipi, si usano bilancieri e puntoni. Grazie alla geometria dei rinvii, si può far sì che, man mano che la ruota sale, il braccio di leva cambi, aumentando la resistenza della molla in modo meccanico.
Molle a spaziatura progressiva, filo di diametro decrescente, diametro esterno decrescente
Molle a carico variabile


Conclusioni: l'assetto perfetto non esiste (ma quello giusto sì)

Passare dai "ferri da stiro" a una vettura capace di copiare la strada è il vero salto di qualità per un pilota. Capire che la molla è solo una parte di un sistema di leve vi permette di non sprecare soldi in componenti inutili o peggio non adatti alla vostra auto. Dietro alla scelta delle molle giuste c'è un calcolo molto preciso che, sulla base della tipologia di sospensioni, dell'entità delle masse sospese e della tipologia di terreno (strada vs pista) vi indicherà quali sono le caratteristiche tecniche ideali per la vostra auto.

L'obiettivo finale? Trovare il giusto compromesso tra avere il massimo del grip possibile in tutte le situazioni ed avere un assetto che sia comunque gestibile e comunicativo, che non esalti le possibilità di errore. Perché alla fine, come si dice nell’ambiente dell’automobilismo, per finire primi, bisogna prima di tutto... finire.


Glossario Tecnico:

  • Assetto auto: la configurazione di molle e ammortizzatori e l'insieme delle regolazioni geometriche delle sospensioni e degli angoli delle ruote (convergenza, campanatura, incidenza).
  • Rollio: l'inclinazione laterale dell'auto in curva.
  • Beccheggio: l'oscillazione longitudinale in frenata o accelerazione.
  • Masse sospese: tutte le parti del veicolo sostenute dal sistema di sospensioni.
  • Grip: l'aderenza degli pneumatici al suolo.

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lunedì 22 dicembre 2025

Sistemi Elastici: Il Cuore dell’Assetto tra Tecnica, Materiali e Dinamica

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Sospensione auto con molla elicoidale in acciaio
La molla elicoidale: la soluzione più diffusa per l'assetto moderno

Se c’è un argomento capace di regalare mal di testa e notti insonni a chiunque si approcci alla progettazione o alla modifica di un assetto, questo è senza dubbio quello dei mezzi elastici. Spesso ci si concentra solo sugli ammortizzatori, dimenticando che il vero compito di assorbire le asperità della strada e sorreggere il corpo vettura spetta a loro: le molle, nelle loro varie declinazioni.

In questo approfondimento tecnico, analizzeremo come funzionano i sistemi elastici, quali sono le soluzioni adottate nella storia dell’auto e perché, ancora oggi, la semplicità vince quasi sempre sulla complessità.

Qual è il compito di un sistema elastico?

Il principio di base è semplice: il mezzo elastico deve assorbire un carico mediante una deformazione proporzionale. Che si tratti di un urto secco (una buca) o di un carico lento e progressivo (il rollio in curva o il beccheggio in frenata), la molla deve immagazzinare energia per poi restituirla, cercando di tornare al suo stato iniziale.

Ma cosa rende "ideale" un sistema elastico? Per un progettista, la lista dei desideri è lunga:

  • Ingombro e peso ridotti: ogni grammo risparmiato sulle masse sospese (e non) è oro colato.
  • Elevata flessibilità: grande capacità di assorbimento.
  • Rapido ritorno alla condizione iniziale.
  • Resistenza allo snervamento: la capacità di non perdere la propria "forma" e forza dopo migliaia di cicli.
  • Isteresi contenuta: ovvero il minimo ritardo elastico nella risposta.

Le diverse strade della tecnica: dalle balestre alla F1

1. Le Balestre: un ritorno inaspettato

Le balestre in acciaio sono il sistema più antico ed erano impiegate sulle carrozze trainate da cavalli prima ancora della nascita dei mezzi a motore. Sebbene siano state abbandonate per anni sulle vetture stradali a favore di sistemi più compatti, stanno vivendo una seconda giovinezza grazie ai materiali compositi. Le fibre moderne permettono di ottenere pesi piuma e un’altissima resistenza allo snervamento, superando i limiti del vecchio e pesante acciaio.

2. Barre di Torsione: la molla "srotolata"

Molto diffuse sulle vetture francesi di un tempo, le barre di torsione non sono altro che molle elicoidali sviluppate in senso rettilineo.

  • Vantaggio: ingombro minimo, ideali per i retrotreni dove lo spazio è poco.
  • Svantaggio: per avere un buon indice di snervamento devono avere diametri generosi e richiedono bracci della sospensione molto rigidi (e spesso lunghi) per poter generare la leva necessaria a torcerle. Tutto questo porta ad una struttura molto pesante a dispetto delle dimensioni ridotte.

Schema tecnico barra di torsione e sistemi elastici sospensioni
Schema di una barra di torsione


3. Tamponi di gomma e aria

Sistemi come quelli a tamponi di gomma (resi celebri dalla Mini classica) hanno mostrato limiti evidenti: scarsa durata, isteresi elevata e difficoltà nel controllare i grandi movimenti. L’aria, invece, regna sovrana nei mezzi pesanti per la facilità di variare il carico, ma sulle auto soffre per ingombri e complessità del sistema.

4. Il sogno delle Sospensioni Attive

Negli anni '90 la F1 ci ha mostrato il futuro: sistemi a pistoni idraulici e pompe ad alta pressione capaci di annullare rollio e beccheggio, le famigerate sospensioni attive, poi messe al bando dalla FIA. Anche Citroen ha costruito la sua leggenda su principi analoghi (l'idropneumatica). Il problema? La durata nel tempo. Se in F1 il sistema deve reggere un GP, su una vettura stradale deve funzionare per diversi anni senza perdite o cali di pressione. Gli elevati costi di manutenzione e di realizzazione, legati alla presenza di serbatoi,  canalizzazioni e pompe, hanno portato al declino di un sistema sospensivo che era in grado di assicurare un confort di marcia inarrivabile per le altre tecnologie. 

Il ritorno alla semplicità: La Molla Elicoidale

Dopo aver esplorato ogni tipo di esotismo tecnico, la storia dell'auto torna sempre lì: alla molla elicoidale. Perché? Perché è il miglior compromesso tra semplicità, efficienza e costi. La troviamo sull'anteriore della quasi totalità delle auto moderne e in ogni categoria del motorsport.

Le molle elicoidali sono facili da progettare, costruire e, soprattutto, da sostituire. Se l’assetto non convince, cambiare un paio di molle con una costante elastica (K) diversa è l'operazione più semplice ed efficace che un preparatore possa compiere.

Conclusioni

Nella dinamica del veicolo, la soluzione tecnicamente più complessa non è sempre la migliore. Mentre i materiali avanzano, permettendoci di rivisitare concetti vecchi come le balestre, la molla elicoidale resta il punto di riferimento.

Prima di procedere al calcolo tecnico delle molle (che vedremo nel prossimo appuntamento), ricordate: il sistema elastico ideale non è quello che "sposta" il limite fisico, ma quello che permette all'intero assetto di lavorare in armonia, garantendo costanza di rendimento e affidabilità.


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domenica 14 dicembre 2025

Trasferimento di Carico: Il Movimento Silenzioso che Determina l'Aderenza e il Limite di Guida

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Nessun pilota professionista, e nessun appassionato di assetto e dinamica del veicolo, può ignorare il concetto di Trasferimento di Carico. Non si tratta di un optional, ma di una forza fisica ineludibile che regola costantemente l'interazione tra pneumatico e asfalto, determinando in ogni istante il livello di aderenza disponibile per sterzare, frenare o accelerare.

In termini semplici, il trasferimento di carico è lo spostamento dinamico del peso (o, più precisamente, della reazione al peso) della vettura da una ruota all'altra, causato dalle forze di inerzia generate durante la marcia. Questo fenomeno è alla base di tre movimenti fondamentali della scocca:

  • Beccheggio (Pitch): Trasferimento di carico longitudinale (in frenata e accelerazione).
  • Rollio (Roll): Trasferimento di carico laterale (in curva).
  • Imbardata (Yaw): Rotazione attorno all'asse verticale (non direttamente correlata al TC, ma coinvolta nella dinamica di sterzata).

📐 Passo 1: Le Forze in Gioco e la Geometria

Quando un veicolo modifica il suo stato di moto (frena, accelera o curva), le forze di inerzia e la forza centrifuga agiscono sul suo Baricentro (CG), un punto virtuale che determina la distribuzione statica dei pesi.

Il trasferimento di carico si manifesta in due modi distinti:

1. Trasferimento Longitudinale (Beccheggio)

Avviene lungo l'asse anteriore-posteriore.

  • In Frenata (Decelerazione): La forza d'inerzia, tendendo a conservare il moto, spinge la massa in avanti. Il carico si trasferisce dall'asse posteriore all'asse anteriore. Le sospensioni anteriori si comprimono e quelle posteriori si estendono. L'aderenza massima è sull'anteriore, motivo per cui i sistemi frenanti anteriori sono quasi sempre di dimensioni più generose rispetto a quelli installati sull'asse posteriore. In frenate estreme, il carico sull'anteriore può arrivare a superare il 65-70% del peso totale del veicolo.
  • In Accelerazione: In accelerazione avviene il fenomeno contrari, la forza d'inerzia spinge la massa all'indietro (Cabrata/Squat). Il carico si trasferisce dall'asse anteriore al posteriore. L'aumento di peso sul retrotreno schiaccia gli pneumatici, migliorando la trazione posteriore e causando l'alleggerimento dell'avantreno.
Diagramma delle forze di inerzia che causano il trasferimento di carico in accelerazione e frenata
Trasferimento di carico durante la frenata


2. Trasferimento Laterale (Rollio)

Avviene lungo l'asse destra-sinistra, in curva, ed è strettamente legato al Centro di Rollio (CR).

  • La forza centrifuga spinge la massa sospesa verso l'esterno della curva.
  • Il carico si sposta dalla ruota interna a quella esterna. Le sospensioni esterne si comprimono e quelle interne si alleggeriscono.
  • Un trasferimento eccessivo carica al limite le gomme esterne mentre le gomme interne si alleggeriscono perdendo grip.
Diagramma delle forze di inerzia che causano il trasferimento di carico in percorrenza di curva
Trasferimento di carico durante la percorrenza di curva



🔢 Passo 2: Calcolare il Trasferimento di Carico

L'entità del trasferimento di carico è determinata sia dall'intensità dell'accelerazione/decelerazione, sia dalle caratteristiche geometriche del veicolo.

Formula Generale del Trasferimento Longitudinale:

La variazione di carico (Delta P) su un asse (es. l'anteriore in frenata) si calcola basandosi sulla Forza di Inerzia e sul rapporto geometrico tra Baricentro (CG) e Passo (interasse).

La formula di base per il trasferimento di carico in frenata/accelerazione è:

Dove la Forza di Inerzia (Fi) si calcola come:

Dove G è l'accelerazione di gravità (9,81m/s^2).

Formula del Trasferimento Laterale (Semplificata):

Il trasferimento di carico laterale (LLT) è legato alla forza centrifuga che agisce sul Baricentro:


Dove la Forza Centrifuga è proporzionale a Fc:


🔧 Passo 3: Gestione del Trasferimento di Carico (Il Ruolo dell'Assetto)

Le formule ci rivelano i fattori cruciali da cui dipendono i trasferimenti di carico:

  1. Altezza del Baricentro (CG - H): È il fattore più importante. Diminuire l'altezza del baricentro riduce proporzionalmente il trasferimento di carico (longitudinale e laterale), migliorando la stabilità e l'aderenza.
  2. Carreggiata (T) e Passo (L): Carreggiate più larghe e passi più lunghi riducono l'entità del trasferimento di carico, rendendo l'auto più stabile e meno reattiva a variazioni improvvise.

La Regolazione Tramite Componenti

Sebbene le formule base non considerino molle o ammortizzatori, questi elementi sono il nostro strumento principale per gestire la velocità e la distribuzione del trasferimento di carico:

  • Molle e Barre Antirollio: Agiscono sulla rigidezza laterale di un asse. Rendere un asse più rigido aumenta la quantità di carico trasferito su quell'asse e riduce lo spostamento sull'asse opposto (la quantità totale di trasferimento di carico è data dalle leggi della fisica, ma la distribuzione tra avantreno e retrotreno cambia).
    • Una barra antirollio più rigida al posteriore, ad esempio, aumenta il trasferimento di carico laterale sul posteriore, riducendone il grip e potenzialmente inducendo il sovrasterzo.
  • Ammortizzatori: Determinano la velocità con cui il trasferimento di carico si completa. Ammortizzatori troppo morbidi permettono un rollio e un beccheggio eccessivi, ritardando l'assestamento del carico e rendendo l'auto pigra. Ammortizzatori troppo rigidi possono trasferire il carico in modo troppo brusco, superando il limite di aderenza e causando instabilità immediata.

Il setup ideale mira a bilanciare i trasferimenti di carico, sfruttando l'aumento di aderenza sull'asse caricato (ad esempio in frenata sull'anteriore) senza causare l'eccessivo alleggerimento e la conseguente perdita di aderenza sull'asse opposto.


Per un approfondimento sul ruolo del carico in dinamica, puoi guardare questo video, che spiega il concetto in modo conciso e ne sottolinea l'importanza.

Trasferimento di carico! Importantissimo ma cos'è? 🏍️ #moto #auto #tutorialmoto

Noi ci ritroviamo presto sempre qui su AutoMonAmour per il prossimo articolo sulla tecnica dell'assetto delle nostre auto.


lunedì 1 dicembre 2025

Rollio e Centro di Rollio: il Movimento Invisibile che Decide la Tua Tenuta di Strada

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 Oggi affrontiamo uno degli argomenti più cruciali per comprendere la dinamica del veicolo e, di conseguenza, come ottenere una tenuta di strada ottimale: il fenomeno del Rollio e il misterioso Centro di Rollio (CR).

È un argomento fondamentale non solo per i piloti, ma per chiunque voglia capire perché la propria auto si comporta in un certo modo in curva. Non temete, lo renderemo semplice e comprensibile!


1. Cos'è il Rollio (E Perché Lo Senti Subito)

Il rollio è, in termini stretti, il movimento di rotazione della scocca della vettura attorno al suo asse longitudinale. In pratica, è l'inclinazione laterale che senti quando affronti una curva.

Quando entri in curva, la forza centrifuga agisce sulla tua auto, spingendo la massa verso l'esterno. Poiché la tua auto è dotata di molle, ammortizzatori e bracci elastici (anche se molto rigidi, come sulle auto da corsa), questa forza provoca l'inevitabile inclinazione del corpo vettura.

È lo stesso effetto per cui, quando curvi a sinistra, il tuo corpo viene spinto verso destra, costringendo i muscoli del collo a raddrizzare la testa. Semplice, no?

I pneumatici interni riducono la superfice di contato durante il rollio
Il rollio e gli effetti sulle ruote interne


Se il veicolo non fosse dotato di un sistema di sospensioni non vi sarebbe rollio ma il confort di marcia sarebbe pessimo e, non potendo garantire il contatto ruota-terreno in caso di sconnessioni del terreno, anche la tenuta di strada su percorsi accidentati sarebbe fortemente compromessa.

💡 La prima conseguenza: Addio Grip Ottimale

Il rollio non è un semplice problema di comfort; è principalmente un nemico delle prestazioni e della sicurezza.

Come abbiamo visto anche nei nostri articoli precedenti sull'assetto, l'aderenza è data dalla gomma, e la gomma deve lavorare al meglio. Il rollio, però, fa un brutto scherzo:

  1. Modifica gli Angoli della sospensione: Quando la scocca si inclina, la geometria delle sospensioni si deforma. Gli angoli caratteristici impostati in fase di progetto, come il Camber (l'inclinazione verticale della ruota), cambiano.

  2. I pneumatici lavorano male: Di conseguenza, i pneumatici si trovano a terra con un angolo non ottimale, riducendo l'area di contatto effettiva e, di fatto, diminuendo il grip disponibile e la tenuta laterale.

  3. Massa Sospesa: Il movimento e la sua entità (più è ampio e lento, meno reattiva sarà l'auto) dipendono dalla massa sospesa e dalla rigidezza delle sospensioni.


2. Il Centro di Rollio (CR): Il Fulcro della Rotazione

Il rollio avviene sempre attorno a un punto ben preciso, un centro di rotazione immaginario (come il baricentro): questo è il Centro di Rollio (CR).

Il CR non è altro che il risultato, o se preferite, la "firma" del sistema di sospensioni della vostra auto. La sua posizione, sia sull'asse anteriore che su quello posteriore, è dettata dalla lunghezza, dall'inclinazione e dagli attacchi di tutti i bracci e i tiranti che compongono la sospensione.

L'unione del CR anteriore e del CR posteriore definisce l'Asse di Rollio. È attorno a questa linea invisibile che l'auto ruota quando subisce un'accelerazione laterale.

Diagramma che mostra il Centro di Rollio (CR)
Il Centro di Rollio durante il rollio dell'auto


🚗 Il CR e la Forza Centrifuga

C'è una relazione fondamentale tra il CR e la dinamica in curva:

La forza centrifuga che spinge l'auto verso l'esterno della curva agisce sul Baricentro (CG) dell'auto (che si trova in alto). Allo stesso tempo, il rollio avviene attorno al Centro di Rollio (CR).

La distanza tra il Baricentro (CG) e l'Asse di Rollio (la linea che congiunge i due CR) forma un "braccio di leva". È questo braccio di leva che determina l'entità del momento di rollio e quanto la scocca tenderà a inclinarsi.

Semplificando al massimo: se riuscissimo a far coincidere il CR con il CG, il braccio di leva si annullerebbe e l'auto non rollerebbe affatto (come, in teoria, accade nei kart).


3. CR: Dalla Statica alla Danza Dinamica

Trovare il Centro di Rollio è fondamentale in fase di progettazione e, in condizioni statiche (cioè con l'auto ferma e livellata), è possibile individuarlo con metodi geometrici precisi, basati sul prolungamento delle linee che congiungono gli ancoraggi delle sospensioni fino a incrociare la proiezione a terra della mezzeria del pneumatico.

In alcune configurazioni, soprattutto sulle auto più ribassate o con geometrie estreme, il CR può trovarsi addirittura sotto il livello del suolo (almeno in condizione statica).

🚧 Il Problema Reale: La Variazione

Il vero rompicapo per gli ingegneri (e la differenza tra un buon assetto e un assetto difficile) si manifesta quando l'auto è in movimento, ovvero in condizione dinamica.

Quando la ruota si muove verticalmente (per via di una compressione o di un'estensione degli ammortizzatori) e la scocca si inclina:

  1. I centri di rotazione istantanea della ruota cambiano.

  2. Di conseguenza, il Centro di Rollio si sposta.

Se il CR si sposta troppo o lo fa in modo imprevedibile, l'auto diventa ingestibile. Le reazioni in curva non sono lineari, rendendo la guida ed il comportamento dell'auto molto difficile da prevedere ed anticipare.

L'obiettivo primario nella progettazione delle sospensioni moderne (pensiamo ai sofisticati quadrilateri deformabili o ai sistemi multilink) è proprio questo: fare in modo che l'escursione del Centro di Rollio sia il più circoscritta possibile e che la sua posizione influenzi positivamente il comportamento desiderato (più sottosterzante o più sovrasterzante).


Conclusioni: La Magia della Geometria

Come potete vedere, dietro un semplice movimento come l'inclinazione in curva si nascondono concetti geometrici e dinamici incredibilmente complessi. Ogni millimetro in cui un progettista sposta un punto di ancoraggio della sospensione (un'operazione che oggi si fa con complessi sistemi CAD) ha un impatto diretto sulla posizione del CR e, in ultima analisi, sulla sensazione che voi, al volante, percepirete.

Per il guidatore comune, è fondamentale sapere che il rollio è controllabile e che la sua gestione (magari con un buon set di ammortizzatori ed una giusta barra antirollio, che affronteremo in un prossimo articolo) è la chiave per un'auto bilanciata e performante.

Restate sintonizzati per la prossima puntata, dove parleremo di trasferimento di carico e come questo influenza il comportamento dell'auto durante la guida.

A presto e buona strada a tutti.

martedì 18 novembre 2025

Centro di gravità dell’auto: come il baricentro influisce sull’assetto e sulla dinamica di guida

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Centro di gravità dell’auto: come il baricentro influisce sull’assetto e sulla dinamica di guida


Introduzione

Nel mondo dell’assetto auto, spesso si parla di angoli caratteristici (camber, caster, convergenza), rigidità delle sospensioni e comportamenti dinamici come sottosterzo e sovrasterzo. Tuttavia, un elemento fondamentale – e sorprendentemente trascurato – è il centro di gravità, o baricentro, dell’automobile.
La posizione del baricentro determina, più di ogni altro parametro, come un’auto trasferisce il carico e come reagisce alle forze che agiscono durante guida, frenata e percorrenza di curva.


Cos’è il centro di gravità di un’auto

Il centro di gravità (o centro di massa, in condizioni terrestri equivalenti) è il punto in cui si può considerare concentrato l’intero peso del veicolo. La sua posizione tridimensionale — longitudinale, trasversale e verticale — influenza:

  • equilibrio tra avantreno e retrotreno
  • tendenza a sottosterzo o sovrasterzo
  • entità e velocità dei trasferimenti di carico
  • rollio e beccheggio
  • stabilità in curva e in rettilineo

Il baricentro è quindi la “cerniera invisibile” attorno alla quale l’auto si muove e reagisce.


Baricentro e dinamica: la fisica applicata al comportamento dell’auto

Ogni volta che l’auto accelera, frena o curva, sul baricentro agiscono forze che generano momenti (coppia o, in inglese torque).
Maggiore è l’altezza del baricentro, maggiore è il braccio di leva attorno al quale queste forze generano:

  • rollio in curva
  • beccheggio in frenata o accelerazione
  • trasferimenti di carico più rapidi e marcati

Un baricentro basso rende il veicolo stabile e prevedibile, uno alto lo rende più reattivo ma anche più instabile.

schema effetto del baricentro sul rollio
schema posizione baricentro e diagramma forze



Influenza del centro di gravità su sottosterzo e sovrasterzo

Come analizzato negli articoli precedenti su Automonamour dedicati alla dinamica al del veicolo durante la guida al limite, la posizione longitudinale del baricentro ha effetti diretti:

Baricentro avanzato → tendenza al sottosterzo

  • più carico statico all’avantreno
  • anteriore più stabile ma che può “appoggiarsi” troppo
  • maggiore inerzia in inserimento
  • ridotta agilità

Baricentro arretrato → tendenza al sovrasterzo

  • più carico sulle ruote posteriori
  • inserimenti più rapidi
  • maggior sensibilità ai trasferimenti di carico
  • possibile instabilità nelle fasi di rilascio e frenata

La posizione verticale, invece, determina quanto l’auto trasferisce carico da una ruota all’altra: più è alto il baricentro, più il trasferimento è marcato e più facilmente si raggiungono condizioni di perdita di aderenza.


Ricerca del centro di gravità o baricentro

Determinare con precisione il baricentro di un’auto è una fase spesso considerata “da addetti ai lavori”, ma in realtà fondamentale per una messa a punto scientifica dell’assetto.

Vediamo quindi quali sono le azioni da mettere in campo per arrivare a stabilire ove è posizionato il baricentro del nostro veicolo attraverso l’impiego di bilance professionali a cella di carico. (Visto il costo non proprio popolare, suggerisco di ricorrere al noleggio della attrezzatura)

1. Pesatura statica: individuazione del baricentro nel piano (x e y)

Il primo passo è pesare l’auto ruota per ruota con quattro bilance professionali.
Da qui si ottengono:

  • carico sull’asse anteriore
  • carico sull’asse posteriore
  • ripartizione sinistra/destra

Utilizzando le equazioni di equilibrio statico, si ricavano:

  • posizione longitudinale del baricentro (asse x)
  • posizione trasversale del baricentro (asse y)

pesatura ruota-per-ruota
pesatura auto su quattro bilance per calcolo baricentro



2. Determinazione dell’altezza del baricentro (asse z)

Volendo essere precisi al massimo sarebbe necessario determinare anche l’altezza del baricentro, ma questa è la parte più complessa da realizzare.
Giusto a titolo di informazione Facchinelli, nel suo prezioso volume “L’assetto – Teoria e pratica per la messa a punto dell’assetto”, suggerisce di inclinare l’auto di un angolo noto (utilizzando una piattaforma di tilt o un sistema equivalente). Messo in posizione il veicolo si ripete la misura del peso su un asse.
La variazione del carico rispetto alla misura precedente effettuata in piano consente, tramite calcolo del momento torcente, di ricavare l’altezza del baricentro con buona precisione.

Determinazione della altezza del baricentro
Determinazione della altezza del baricentro


Durante queste operazioni è essenziale:

  • mantenere sospensioni in posizione naturale
  • evitare deformazioni delle gomme
  • misurare l’angolo con precisione
  • mantenere costante il carburante e togliere oggetti non necessari

3. Perché è così importante?

Sapere dove si trova il baricentro permette di:

  • progettare correttamente il roll center
  • calibrare molle e barre antirollio
  • bilanciare la distribuzione delle masse
  • comprendere come reagirà l’auto in situazioni limite
  • creare assetti coerenti per pista, strada o guida sportiva

Come usare il baricentro nella messa a punto dell’assetto

Barre antirollio

Un baricentro alto richiede più controllo del rollio: scegliere barre più rigide o aumentare la rigidezza relativa su un asse aiuta a stabilizzare il veicolo.

Molle e ammortizzatori

Conoscendo l’altezza del baricentro si può scegliere:

  • molle più rigide per limitare trasferimenti
  • ammortizzatori più frenati per controllare la dinamica
  • precarichi più o meno accentuati

Angoli sospensioni

Il camber dinamico da ottenere in curva dipende fortemente dall’intensità del rollio, che deriva proprio dal baricentro.
Conoscere il baricentro significa impostare angoli che lavorano realmente “sul campo”.

Come possiamo modificare la posizione del baricentro

Le azioni che possono modificare la posizione del baricentro dell’auto passano principalmente per la rimozione e/o il riposizionamento di componenti del veicolo. Ovviamente l’obiettivo è quello di portare il baricentro in posizione centrale rispetto all’asse longitudinale dell’auto, e per quanto possibile, renderlo il più basso possibile. Occorre quindi rimuovere componenti pesanti originariamente posizionati in nella parte alta (un esempio tipico è la batteria) dislocandoli in altre posizioni all’interno del veicolo che possano bilanciare l’equilibrio dei pesi sulle ruote a livello di singolo asse e contestualmente essere il più vicino possibile al suolo.

 


Conclusione

Il baricentro è uno dei cardini della dinamica del veicolo.
Non basta regolare convergenze, camber o sospensioni senza sapere dove si trova il centro di gravità: è come costruire un assetto “al buio”.

Conoscere longitudinale, trasversale e altezza del baricentro permette finalmente una messa a punto razionale, consapevole e realmente efficace, sia per l’uso sportivo sia per chi vuole una vettura più comunicativa e sicura.