sabato 16 novembre 2019

Pista Low Cost - Inizia l'avventura

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La mia passione viene da lontano

La passione per la meccanica e tutto ciò che ha un motore mi accompagna da sempre. Ricordo con affetto di intere mattinate domenicali trascorse con mio padre alla stazione ferroviaria ad osservare locomotori a vapore che sbuffando effettuavano le manovre di spostamento dei vari convogli.
Crescendo ho trascorso molto dei miei week end a bordo pista a Varano, Monza, Imola con qualche puntata al Mugello oltre che ovviamente a bordo strada in tutti i rally che erano alla mia portata.

Vent'anni, le prime esperienze

Attorno ai vent'anni, seconda metà anni '80, finalmente ho avuto l'occasione di fare qualche gara nel campionato di autocross che veniva organizzato localmente. Tutto molto dilettantistico ma comunque una bellissima esperienza in compagnia di amici e personaggi divertentissimi, profumo di olio, di benzina e soprattutto di grigliate condito da polvere di terra che arrivava ovunque.

Le cose belle solitamente durano poco ed infatti, per mancanza del rilascio dei necessari permessi, l'organizzazione ha dovuto abbandonare, chi ne ha avuto la possibilità si è spostato nei campionati CSAI oppure sui rally, io da buon squattrinato ho rottamato la mia fedele VW Maggiolino e con essa le mie velleità di essere un pilota da corsa.

Sono stato più volte tentato di fare qualche rally minore, ma alla fine ho sempre rimandato a momenti migliori, dirottando la mia passione per i motori sull'enduro su e giù per i colli Piacentini.

Quando oramai non ci pensavo nemmeno più.....

Quando oramai ero rassegnato all'idea che non avrei mai girato in pista con un'auto, nella primavera 2017 è arrivato lui, il cugino malefico che così, quasi per caso, mi dice "stanno organizzando degli eventi per auto leggere (LLCC ndr) e, dato che uno di essi dovrebbe essere un'endurance, lo faresti con me e la mia Lotus Elise?"

E cosa potevo mai rispondere? con la bava alla bocca e tra gli improperi di mia moglie corro ad acquistare casco ed abbigliamento sportivo con un sorriso che arrivava alle orecchie!!!!

Il mio primo stint a Franciacorta

In realtà poi la endurance non l'abbiamo fatta però siamo stati a Franciacorta ed a vari track day e tutto questo è bastato per riaccendere definitivamente quel fuoco, oramai quasi spento, che covava in me. Max Dallavalle, non ho ancora capito se devo ringraziarti oppure se devo maledirti però, da quel primo giorno, tutto in me è cambiato ed è partita la ricerca di una auto da portare in autodromo.

Ma di questo parleremo nella prossima puntata......

martedì 5 novembre 2019

Guida DIY - Ringiovanire le plastiche di una Yamaha Tenerè XT600Z 3AJ

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[Guida DIY]

Ringiovanire le plastiche di una Yamaha Tenerè XT600Z 


La scorsa estate ho finalmente deciso di fare qualche intervento di manutenzione straordinaria e di restauro sul mio fido Yamaha Tenerè XT600Z che mi accompagna dal lontano 1990.

La mia Yamaha Tenerè XT600Z 3AJ qualche anno fa
La mia Yamaha Tenerè XT600Z qualche anno fa
Vi erano varie cose che avevo per troppo tempo trascurato ed ora era giunto il momento di sporcarsi le mani, prime fra tutto le plastiche troppo invecchiate e sbiadite.

Le plastiche erano oramai completamente consumate a causa della trentennale esposizione ai raggi solari ed avevano perso la loro originale brillantezza sostituita da una brutta patina biancastra. Inoltre, soprattutto sulle fiancatine laterali, vi erano graffi più o meno profondi dovuti all'utilizzo nei boschi e sui sentieri di montagna.

Il parafango anteriore prima del trattamento



Fiancatina sinistra prima del trattamento
I graffi presenti sulla fiancatina sinistra

 Dopo una veloce ricerca di plastiche sostitutive su Internet  ho verificato che la disponibilità di questi ricambi è veramente scarsa ed i prezzi, anche per componenti decisamente molto usati, sono a mio avviso veramente molto alti pertanto, visto anche il periodo estivo ed il fatto che mi trovavo in uno sperduto paesino dell'appennino, ho accantonato l'ipotesi di effettuare la sostituzione delle plastiche con altre da acquistare.
A questo punto ho deciso di provare ad intervenire personalmente sui componenti consumati dal tempo ed ora vi racconto come è andata.

Pronti? si comincia...

Iniziamo con l'elenco del materiale occorrente per effettuare l'intervento:


  • sgrassatore;
  • spazzola morbida;
  • contenitore con acqua pulita (io ho usato un secchio da circa 14 lt);
  • carta gommata;
  • carta abrasiva all'acqua grana P600, P1500, P2000;
  • pasta abrasiva per carrozzeria;
  • panno in microfibra;
  • stracci puliti per asciugatura e pulizia finale.

Pulizia preliminare

Tralasciando la fase di smontaggio e rimozione delle plastiche della moto perché è veramente banale passiamo alla prima fase che è costituita da una accurata pulizia delle varie parti usando la spazzola morbida ed acqua corrente. L'obiettivo è rimuovere tutto lo sporco più grossolano come depositi di terra che potrebbe produrre graffi durante la lucidatura.
Si prosegue con l'applicazione dello sgrassatore per rimuovere eventuali depositi oleosi e successivo lavaggio con acqua corrente.

Applicazione carta gommata

Prima della carteggiatura applico la carta gommata sugli adesivi e più in generale sulle aree che voglio proteggere.

Applico la carta gommata di protezione
Proteggo gli adesivi con la carta gommata

Carteggiatura

Tagliare delle porzioni di carta abrasiva (P600, P1500 e P2000) ed lasciarle a bagno nel contenitore con acqua pulita. Bagnare preliminarmente la parte in plastica da trattare.
Iniziando con la carta abrasiva a grana più grossolana (P600), trattare la superficie effettuando movimenti rotatori ed applicando una debolissima pressionesciacquando frequentemente la carta abrasiva e mantenendo bagnata la superficie della plastica. 
E' importante non premere troppo la carta abrasiva evitando che la plastica si riscaldi dando seguito a fenomeni di polimerizzazione.

Una volta rimossi i graffi più profondi ripetere il passaggio precedente con la carta abrasiva a grana via via più fine (P1500 e poi P2000) avendo cura di cambiare frequentemente l'acqua nel contenitore.

Finito il trattamento con la carta abrasiva, asciugare e pulire con stracci puliti  la parte in plastica.

Alcune parti dopo il trattamento con la carta abrasiva
Parafango e fiancatina DX dopo il trattamento con la carta abrasiva

Confronto tra fiancatina DX carteggiata e fiancatina SX solo parzialmente trattata

Lucidatura

Applicare una piccola quantità di pasta abrasiva per carrozzeria e, utilizzando un panno in microfibra (i panni per la pulizia delle lenti degli occhiali vanno benissimo) , lucidare la plastica effettuando movimenti rotatori molto lenti e senza esercitare pressione sul panno. Questa è la fase più delicata ed è importantissimo evitare che la plastica si scaldi inglobando la pasta abrasiva e vanificando il lavoro fin qui compiuto.

Evitare assolutamente di utilizzare utensili elettrici quali spazzole orbitali, sono indicati per trattare vernici su metallo ma sulla plastica l'eccessiva velocità produce troppo calore.

Terminato il trattamento lavare bene la parte prima di procedere con il rimontaggio sulla moto.


Il parafango anteriore prima
Prima del trattamento

il parafango anteriore dopo il trattamento
Dopo il trattamento

Questo è il confronto tra il prima ed il dopo il trattamento sul parafango anteriore.....  cosa ne pensate? ne è valsa la pena vero?

Io, dopo il lavoro svolto, mi sono sentito soddisfatto e, dopo avere rimontato il tutto, la mia Tenerè sembrava veramente ringiovanita di una ventina d'anni.

Rimangono da applicare gli adesivi che nel tempo si erano consumati o staccati e poi posso considerare il lavoro di restauro estetico completato.

Nella speranza che la condivisione di questa mia esperienza possa essevi utile, vi invito a lasciare i vostri commenti ed i vostri suggerimenti per migliorare la procedura di restauro. Raccontatemi le vostre esperienze!!!!

lunedì 21 maggio 2018

Angolo di Ackermann: cos’è, come funziona e perché è fondamentale nell’assetto

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L’angolo di Ackermann (conosciuto anche come angolo di Jeantaud)è uno di quei parametri dell’assetto che spesso passano in secondo piano rispetto a camber o convergenza, ma che assume un’importanza cruciale nella dinamica del veicolo. Durante la guida in curva, infatti, questo valore produce una variazione significativa della geometria delle ruote anteriori, modificando radicalmente il comportamento, l’inserimento e la tenuta di strada della vettura.

Cos’è l’angolo di Ackermann (in breve)

È la configurazione geometrica dello sterzo che permette alla ruota interna di sterzare più di quella esterna. Questo è necessario perché, in curva, la ruota interna percorre una traiettoria circolare con un raggio più stretto rispetto a quella esterna.


Cos’è l’angolo di Ackermann e perché esiste

Il termine deriva dai nomi dei pionieri che per primi introdussero questa modifica nei sistemi di sterzo. Tecnicamente, l’angolo di Ackermann definisce la differenza di sterzata tra le due ruote anteriori quando il volante è ruotato.

Il principio fisico è semplice: durante la percorrenza di una curva, la ruota esterna descrive un cerchio a raggio maggiore rispetto alla ruota interna. Di conseguenza, per evitare trascinamenti e garantire una traiettoria pulita, la ruota interna deve essere inclinata con un angolo superiore. Senza questa correzione, le ruote "litigherebbero" tra loro, compromettendo la precisione di guida.

Come si produce l’effetto Ackermann nell'assetto

Per ottenere questa differenza di rotazione, le leve a cui sono fissati i braccetti dello sterzo non sono parallele all'asse longitudinale dell'auto, ma vengono montate inclinate verso l'interno (nel caso classico in cui la scatola dello sterzo sia installata dietro i mozzi).

Questa particolare inclinazione delle leve sui mozzi fa sì che, ruotando il volante, il movimento impresso ai braccetti non sia simmetrico, producendo angoli di sterzata differenziati tra destra e sinistra.



Schema funzionamento angolo di Ackermann assetto
Inclinazione dei braccetti sterzo ed effetto Ackermann


Gli effetti sulla guida: sottosterzo e inserimento

Come è facile intuire, la gestione di questo angolo cambia il "carattere" della tua auto:

  1. Ackermann Nullo: La ruota interna risulta "poco" sterzata rispetto alla traiettoria ideale. Il risultato? Una tendenza marcata al sottosterzo.

  2. Ackermann Amplificato: Sterzando maggiormente la ruota interna, si ottengono benefici immediati sia nei primissimi istanti di inserimento in curva, sia nella riduzione del sottosterzo a centro curva.

L’angolo di Ackermann nelle auto stradali moderne

Nelle moderne sportive a trazione anteriore, le case costruttrici tendono a ridurre quasi a zero l’angolo di Ackermann. Lo scopo è mantenere quel sottosterzo congenito che – come abbiamo visto nell'articolo su [Sottosterzo e Sovrasterzo] – è considerato una condizione di sicurezza per l’utente medio.

Nella guida sportiva, però, il sottosterzo è il nemico numero uno. Intervenire sulla posizione e l’angolo dei braccetti per introdurre un adeguato effetto Ackermann può trasformare l'auto, rendendola molto più efficace e reattiva in inserimento. Quando si inizia a intervenire sull’Ackermann, però, gli errori sono dietro l’angolo.

Errori comuni durante la modifica dell'assetto

Molti appassionati commettono l'errore di cercare l'angolo ideale agendo solo sulla convergenza aperta. Sebbene l'apertura della convergenza possa simulare un aumento dell'Ackermann in alcune fasi, porta con sé effetti negativi in rettilineo e in frenata (instabilità). Un altro errore è ignorare il tipo di pneumatico: gomme con fianchi molto rigidi reagiscono diversamente a variazioni importanti di Ackermann rispetto a coperture più stradali.

Come individuare il corretto angolo di Ackermann

Esiste un angolo ideale per ogni vettura e ogni stile di guida. Per trovarlo senza stravolgere subito la meccanica, il consiglio è procedere per gradi:

  1. Test con la convergenza: Inizia aprendo progressivamente la convergenza anteriore. Concentrati esclusivamente sul comportamento in inserimento e percorrenza, ignorando momentaneamente i difetti in rettilineo.

  2. La modifica definitiva: Una volta individuato l’angolo che garantisce la prestazione migliore, l'obiettivo è riportare la convergenza ai valori corretti e intervenire meccanicamente sull’inclinazione dei braccetti (spesso dissaldandoli e risaldandoli nella nuova posizione).

Ricorda che anche una variazione di solo mezzo grado rispetto alle impostazioni di serie può stravolgere la guidabilità del mezzo.


FAQ – Domande frequenti sull’Angolo di Ackermann

Cosa succede se l'angolo di Ackermann è sbagliato? Se l'angolo è insufficiente, l'auto tenderà a "scivolare" verso l'esterno della curva (sottosterzo). Se è eccessivo per il tipo di curva o pneumatico, potresti avvertire una resistenza eccessiva allo sterzo o un'usura anomala delle gomme.

L'angolo di Ackermann influisce sull'usura degli pneumatici? Sì. Un angolo non corretto provoca un trascinamento della ruota interna, che "striscia" sull'asfalto anziché rotolare correttamente, aumentando il calore e l'usura del battistrada durante la sterzata.

È possibile regolare l'Ackermann su auto stradali senza saldature? Raramente. Sulla maggior parte delle auto di serie, l'angolo è fisso. Per modificarlo sono necessari componenti aftermarket (come mozzi specifici o braccetti regolabili) o interventi strutturali sui punti di ancoraggio.


Come sempre, trattandosi di interventi strutturali sullo sterzo e sulla sicurezza del veicolo, vi raccomando di rivolgervi esclusivamente a personale qualificato ed esperto prima di apportare modifiche meccaniche.

venerdì 13 aprile 2018

Lotus Cup Italia Speed Championship 2018 - Classifiche dopo il primo evento del Mugello

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Nell'attesa di disputare il prossimo evento della Lotus Cup Italia Speed Championship 2018 in programma per il prossimo 5 maggio sul Misano World Circuit Marco Simoncelli facciamo il punto della situazione a valle della prima uscita che si è svolta sull'autodromo del Mugello il 17 Marzo scorso.

La classifica assoluta piloti

La classifica assoluta piloti vede al primo posto Massimo Bettosini che porta a casa il punteggio pieno di 25 punti, seguito da un Fabio Rurale scatenato che, con la sua Elise classe SP3, si aggiudica i 20 punti in palio per la seconda posizione.
A chiudere il podio virtuale dell'assoluta troviamo Andrea Facco a quota 14 punti.

Lotus Cup Italia Speed Championship - Classifica assoluta piloti
 

Le Classifiche di classe

Nel seguito le classifiche relative alle classi SP1, SP2, SP3 ed Open.

Lotus Cup Italia Speed Championship - Classifica classe SP1
 
Lotus Cup Italia Speed Championship - Classifica classe SP2
 
Lotus Cup Italia Speed Championship - Classifica classe SP3

Lotus Cup Italia Speed Championship - Classifica classe Open

Ottima prestazione del Make a Wish Racing Team

Ottimo risultato di squadra per il Make a Wish Racing Team che piazza i propri piloti sul podio delle classi SP1 (Luca Silva), SP2 (Simone D'Asta e Riccardo Trezzani) e SP3 (Fabio Rurale e Francesco Valeri).



I piloti del Make a Wish Racing Team al Mugello
I piloti del Make a Wish Racing Team al Mugello


L'incontro con il Club Lotus Italia (CLI)

Da segnalare che il Week End del Mugello ha visto la partecipazione in pista dei piloti del campionato Speed Championship gestito dalla PB Racing di Stefano d'Aste a cui si sono uniti i driver del Club Lotus Italia, offrendo un nutrito e qualitativamente eccellente parco vetture da ammirare sia in pista che nel paddock. 
Con la speranza che questa "unione" non costituisca un evento isolato ma possa diventare una costante di questa stagione 2018 vi aspetto il 5 maggio a Misano.

giovedì 29 marzo 2018

Assetto - Angoli caratteristici - Angolo di inclinazione del montante - King Pin

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Nel proseguire con l'analisi degli angoli caratteristici delle sospensioni delle auto oggi trattiamo l'angolo di inclinazione del montante detto anche King Pin oppure più tecnicamente steering axis inclination.
 
Cosa è l'angolo di inclinazione del montante

L'angolo di inclinazione del montate o king Pin è l'angolo esistente tra l'asse verticale di mezzeria del pneumatico e la retta passante per gli attacchi superiori ed inferiori del mozzo ruota. Nel caso di una sospensione di tipo McPherson la retta da considerare è rappresentata dall'asse di mezzeria dell'ammortizzatore così come illustrato nel disegno che segue.
 
Angolo di inclinazione del montante - King Pin
Angolo di inclinazione del montante - King Pin


Le due rette sopra citate incontrano il terreno in punti diversi e la distanza tra questi punti è definita "Braccio a terra" e costituisce il braccio di leva che, per effetto della forza di attrito agente sulla gomma, produce il ritorno dello sterzo dopo una curva.
Il braccio a terra è considerato positivo quando l'asse di mezzeria del pneumatico cade esternamente rispetto all'asse dell'ammortizzatore (come in figura), negativo nel caso contrario.

Gli effetti del braccio a terra sulla guida

Un braccio a terra positivo genera una forza raddrizzante proporzionale alla sua lunghezza, all'aumentare del braccio a terra aumenterà la forza sullo sterzo ed aumenteranno anche le forze di reazione dovute agli urti con il terreno. Per questa ragione, soprattutto nel caso di auto a trazione anteriore, i progettisti automobilistici tendono a ridurre al minimo oppure a rendere negativo il braccio a terra al fine di minimizzare le forze di reazione sul volante.
 
Quando si montano nuovi cerchi in lega per avere gomme più larghe è molto importante verificarne la geometria, spesso cerchi economici spostano all'esterno l'asse di mezzeria del canale aumentando notevolmente il braccio a terra. Il risultato sarà quello di avere un'auto dallo sterzo molto duro con ritorni violenti ed incontrollati dopo le sterzate. Quella che doveva essere una miglioria per la nostra vettura, estetica a parte, si rivela un grosso passo indietro in termini di guidabilità e di performance.
 
Altro effetto negativo dovuto ad un grande braccio a terra è il fatto che le grosse forze generate dall'attrito del pneumatico sugli attacchi delle sospensioni, soprattutto nel caso di silentblock in gomma ed usurati, andranno ad incrementare la convergenza con tutti gli effetti negativi sulla stabilità del veicolo già trattati nei capitoli precedenti.

Conclusioni

Per una buona maneggevolezza dell'auto è preferibile avere il più piccolo braccio a terra possibile riducendo la forza di ritorno dello sterzo e lasciando al pilota la possibilità di disegnare con maggior precisione la miglior traiettoria in uscita di curva.
Qualora vi trovaste a guidare un'auto dallo sterzo estremamente duro una soluzione al vostro problema può essere quella di intervenire riducendo il braccio a terra della sospensione anteriore.